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DISCORSO FUNEBRE
IN LODE DEL CAVALIERE
ANTONIO RAFFAELE MENGS
Eccitato nella generale adunanza tenuta nella [ala
del ferbatoio d^ircadìa il dì xi. maggio
ClDOCCLXXX
DALL' ABATE
GIOVANNI CRISTOFANO AMADUZZ[
ProfefTore di lettere Greche nell' Archiginnafio
della Sapienza di Roma , Socio onorario
della Real Accademia di Napoli
Fra gli Arcadi Biante Didimeo
IN ROMA
PER BENEDETTO FRANCESI
Cen permiJTione de'' Superiori
v^"^ iir <^-^^^
A SVA ECCELLENZA
IL SIGNOR MARCHESE SENATORE
LORENZO GINORI
IL QVALE
EMVLANDO LA GRANDEZZA E LE VIRTV DEL PADRE
E' IL MECENATE DE' BEI INGEGNI
IL PROTETTORE DELLE BELLE ARTI
GIOVANNI CRISTOFANO AMADVZZI
QVESTO FVNEBRE DISCORSO
IN LODE DELL' APELLE DEL SECOLO
PER VN OMAGGIO AL SVO INSIGNE MERITO
ED AL SVO SVBLIME GENIO
OFFRE E CONSACRA
A 3 DI-
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in 2010 with funding from
Research Library, The Getty Research l.nstitute
http://www.archive.org/details/discorsofunebreiOOamad
DISCORSO
DEL SIGNOR ABATE
GIOVANNI CRISTOFANO AMADUZZI
Fra gli Arcadi Biante Didimeo
■ L
A natura è la madre di tutte le cose
create , e i prodotti della di lei creazione
sono quelle forme archetipe , le quali ispi-
rano all' uomo fardimentoso genio d'imitar-
la . L opre deir uomo formate sui di lei mo-
delli costituiscono le arti , e divengono po-
scia discipline umane i precetti , e le istru-
zioni per bene eseguirle senza offendere i
suoi grandi esemplari . Tutte le arti , e le
scienze sono perciò così fra loro connesse ,
che sembrano avere in certa guisa un vin-
colo di cognazione, che fune colfaltre con-
giunga T^). Si direbbe con ragione, chele
facoltà tutte nacquero già ad un tempo stesso
dal capo di Giove gemelle a Minerva, in cui
son esse acconciamente simboleggiate . Ma
la poesia , e la pittura , figlie amendue pre-
dilette del genio , e della ragione , e felici
alunne della hbertà , e dell'ardimento si ap-
A 3 pros-
(a) Omnes artes ^ quae^^ Cicer. orat. prò ^rchia.
ad humanitat:m pertineyit , "^ulìa ars non alterius artis
habent qiioddam communc_^ aiit mater , aut propinqua
vinciilum . & quasi cogna- eji . T«rtuU. de idololatria ,
tione intcr se continentur .
prossimano , e si rassomigliano in una ma-
niera la più singolare . Si propongono esse
appunto uno scopo medesimo , quello ciò è
di piacere all'universal delle genti, e d'in-
sinuarsi negli animi nostri per la via de' sensi,
e dell'immaginazione . Se i sensi soffriran-
no un urto ingrato, se l'immaginazione re-
sterà offesa , sarà segno piucchè certo, che
la natura non regna ne' prodotti di queste
facoltà. La natura è sempre costante, ed
uniforme nelle sue cose, e perciò il gusto
della moda , ed il piacere particolare noji_.
fu mai il criterio della bellezza . La natura
è pur semplice , e tranquilla per se mede-
sima, e perciò gli accozzamenti composti,
e i moti violenti sono le sue crisi , e lo
crisi formano la riordinanza delle sue aber-
razioni , e l'equilibrio dell' universo . Se si
rappresenti la natura in uno stato permanen-
te di risentimento, e di commozione, n'usci-
rà un'opera tutta dal di lei stato ordinario
dissimile : siccome sarebbe un' altr' opera ad
essa affatto contraria quella, che la espri-
messe in uno stato perenne di torpore , e
d'inerzia, stato a lei affatto peregrino, e
sconosciuto . Tengasi per fermo , che sic-
come ci annoia il languore , che regna nell'
opere imitatrici della natura , perchè prive
sono
VII
sono dì quc* dardi , che slancia per così dire
la ragionata armonica disposizione delle par-
ti , così ci percuote , e ci turba quell'entu-
siasmo , quel furore , e quella arditezza.; ,
che l'artefice prende ad imprestito dalle sue
idee indigeste , e da un deliro di febbrij
intellettuale , non potendolo per certo de-
sumere dalla bella natura . La vista , e l'udi-
to sono due organi preziosissimi de' nostri
sensi , i quali hanno dritto di non essero
disgustati . Un pittore languido , un poeta,
ed un oratore melenso sono i figliastri della
natura . Un pittore ardimentoso , un poeta,
ed un oratore furente sono i spuri della
natura. La poesia, che sembra un linguag-
gio studiato, ed artificioso , none, se ben
si consulti l'antichità, che il linguaggio più
puro della natura. I libri più antichi delle
nazioni ingentilite ci presentano poemi no-
bilissimi prima delle prose medesime, e ne
hanno pure le stesse nazioni silvestri ne' lo-
ro barbari idiomi (a) . La nobiltà della mente
umana getta sempre qualche scintilla anche
in mezzo alla rozzezza . Se questa si esalti,
si riscaldi , e si raffini , queste scintille , in-
A 4 dizi
(a) Della poesia de' Ma- ricum , ìeu Samscrudoni-
labari si legga la noftra pre- ciim . Romae 1772. typis
fazione premessa aW^lpha- sac. congr. de propag, tìde
ketum Crandoìiico-Malaba- §. iv. pag. xiiL
vili
dizi d'un' anima , che regna in esse, si svi-
lupperanno maggiormente , e si moltipliche-
ranno . I detti i pili arguti , l'idee le più
vive , l'immaginazioni le più graziose sono
le scintille, che io or dico . Quando o l'idea
di Dio , o la giocondità delle cose create
empia l'uomo di giubilo , e di piacere , ecco
in moro le sue passioni , ed ecco , che le
passioni, le quali per mezzo de' nervi, corpi
deferenti dell'elettricità spirituale , portano
il fuoco alla mente , l'esaltano quindi , la.»
sublimano , e la rendono capace di parlare
quel raro linguaggio , che vien composto da
lina continuazione di caldo entusiasmo .
Om.ero alunno , ed ispettore piuttosto della
sola natura , che imitatore d'Orfeo , e di
Museo, Omero per conseguenza il poeta-»
il più antico , o ahneno il più sublime, e il
più perfetto di quelli , che il tempo ci tras-
mise , sembra esser stato appunto quello ,
che fìsso il primo la bella alleanza fra ì^u
poesia, e la pittura, comecché esso ricono-
sciuto essendo universalmente per il fonte
degl'ingegni , qual lo disse Plinio (^) , e per il
PrU
(a) Fons ingenìoruni—j . ta nel museo Capitolino ,
Lib. XVI f. cap. 5. Nella ce- bea a ragione si leggono
lebre tavola Iliaca conserva- quelli antichi versi :
. . . aPHON
IX
Pfìnìo pìttor delle memorie antiche (a) ,
dasse in appresso alla civilizzata Grecia , ed
alla dotta Atene i più scelti soggetti per
la pittura, o per la scoltura . Fu egli, per
cui la favola divenne l'essenza, come lo è
secondo Platone (^), della poesia, e della-/
pittura y cosicché e l'idee de' poeti tutti , e
le rappresentanze pittoriche si raggirassero
quindi intorno quel ciclo mitico, che for-
ma tutto il sistema favoloso dal congiungi-
mento d'Urano colla Terra sino al ritorno
d' Ulisse in Itaca , e che in somma altro non
è 5 che tutto il complesso della rapsodia Ome-
rica (^) . Era Nicia , che diceva , come ci
fa fede Demetrio Falereo (d) , che l'argo-
mento , o sia l'idea dell'opera non tanto nella
pittura , quanto nella poesia andava desunto
dalle favole, le quali per consenso univer-
sale
.... aPHON MA0E TASIN OMHPOT
CXJPA AAEIS nASHS METPON EXH2 20<t)IA2 .
L'ordin d'Omero apprendi \ e ammaejlrato
In esso d'ogni scienza acqui ft a il lume.
Si veda l'illustrazione del ce- (e) Ki^kXcc ixvBikc^ . Proci,
lebre Sig. Canonico Nicco- Chrestomnth . apudPhotium
lòFogginiTom.iv. del Mu- Biblioth. pag:.'^2i. lìn.27.
seo Capitolino tav. Lxviii. (d) De elocut. $.76. La-
pag. 365. tino Pacato nel panegi-ico
(a) Petrarca rmw/, della di Teodosio magno : Ger-
Fama cap.3. mana illa pi^orum , poeta-
(b) Pljaedon.]^zg.22.ìln. rumque commenta .
41.
sale sono ornai divenute un mistico linguag-
gio, sotto cui s'adombrano le idee di tutte
le cose. Ciò posto, dir potremo per qual-
che istante la poesia ( fatta poi madre della
favola) anteriore pur di nascita alla pittura,
giacche non si può a ragione chiamar pit-
tura quella, che cominciò dal contornar pu-
ramente con semplici linee l'ombra dell'uo-
mo (a) . Omero pertanto fu il gran legisla-
tore della poesia , e della pittura . Si legga
Pausania , quell' ammirabile Greco viaggia-
tore, che acconciamente descrisse tutto ciò,
che di bell'arti nel suo tempo ancor sussi-
steva , si legga il gran Plinio depositario di
tutto lo scibile, e di tutti i più nobili pro-
dotti della natura , e dell'arte , e si trove-
ranno presso d'essi in ogni lavoro , che è
figlio del disegno , le piìi luminose tracce
dei poemi d'Omero (b) . Lo stesso Omero era
pur
{■à) Plin. lib. XXXV. na- sua pittura fatta in Delfo ,
tur. histor. cap.^. questo appunto si rileva — . .
(b) Polignoto dipinse in Lo stesso altrove dipinse
Delfi l'eccidio di Troia , co- Ulisse , che uccide i Proci ,
me narra Pausania lib.x. come si ha presso il medesi-
Però sembra aver Polignoto mo lib.ix. Così Ulisse nella
profittato ancora delle poe- barca fu dipinto da Panfilo
sie di Lesche , intitolate^, il maestro d'Apelle : è Pli-
lAIAS H MIKPA la picciola nio , che l'attesta lib.xxxv.
Iliade , giacché Pausania » cap.io. Tutta la guerra Tro-
stesso ivi ci attesta, che dalla iana fu dipinta da Teodoro
in
pur l'idolo, era l'arsenale, d'onde frequen-
temente gli Etrusci 5 popolo antichissimo ,
e do-
in più tavole , che poi orna-
rono in Roma i celebri por-
tici di Filippo : così si ha_»
presso lo stesso Plinio al lib.
cit. cap.ii. Vuole il Dele-
campio , che il sublime ri-
piego preso da Timante di
coprire il capo di Agamen-
none alla vista del sacrificio
d'Ifigenia sua figlia [come
ci narra Cicerone de per-
feB. orat.^ Quintiliano (jm?.
instit. lib. il. cap.13. , Va-
lerio Massimo lib.viil. cap.
II., ed altri 3 sia desunto
da Euripide [_Jphig. in ^11-
lide vers.1550. j ; ma poi
Eustazio [al vers. 1 63 . Iliad.
<y. dell' edizione Romana — >
pag.1343. 60.3 non d'al-
tronde il vuol derivato , che
dalla grandezza del dolore
espresso ne' versi d'Omero
[al luogo citato. 3 Anche il
Poussino espresse in pittura
Io stesso ingegnoso ripiego
«el suo Germanico . Si ve-
da il Dizionario dell'Adv^o-
cat. V. Timante . Lo stesso
Eustazio [ pag. 145. dell'
ediz. medesima di Roma]
ci assicura non il solo Fidia
avere espresso in marmo ,
ma Eufranore ancora in ta-
vola il Giove Olimpico, qual
ce lo rappresentano i versi
d'Omero \lliad. a. v.528.3
Si crede opera di Fidia la_»
statua del Giove di Verospi ,
ora del museo dementino
Vaticano . Però la sola te-
sta è antica ; il resto è la-
voro moderno . Fu pur da
Omero , che Zeusi apprese
di dare alle femmine una — »
forma robustissima , come
ci fa fede Quintiliano [lib.
xtI. cap. io. 3 Plinio perfi-
ne ci assicura , che A pelle
nel dipingere Diana mista al
coro delle vergini sacrificanti
superò persino! versi d'Ome-
ro , che questo fatto ci de-
scrivono [ OdysS' ^. lib. VI.
V. 102. 109. 3 Potrebbe quest*
ultima osservazione confer-
mare P asserzione del Gav.
Giosuè Reynolds nel suo ili.
discorso sull'arti del dise-
gno , che mercè una certa
dignità intellettuale, la qua-
le sovente nobilita l'arte del
pittore , e lo distingue dal
puro meccanico , possa pro-
durre in un istante que' ma-
ravigliosi effetti , che appena
prodotti sono dall'eloquen-
za , e dalla poesia dopo
molti sforai lenti , e ape-
tuti .
xu
e dominatore dell' Italia dall'Alpi Cozie sino
air ultima Calabria, cavavano i fatti per di-
pingere , o per scolpire . Lasciamo ora da
parte le loro urne , e le patere , e venga
ora solamente sotto il nostro esame la loro
pittura ceramica , preservata a noi in cin-
quecento , e più vasi dipinti a fuoco , che
con arte immortale spirano tuttora una vi-
vacissima giovanezza ; cosicché in mezzo alle
perdite, che del nome in fuori fatte abbia-
mo totalmente delle Greche pitture , ed in
mezzo ai pochi vestigi rimastici delle Roma-
ne nel sepolcro de' Nasoni , nella piramide
di Caio Cestio , nelle terme di Tito , nelle
delizie di Lucilla al Viminale (^a) , nelle ul-
timamente scoperte figure di sei servi da-
piferi , e d' un pocillatore al Laterano (b) ,
e nelle pareti d'Ercolano , e di Pompei , al-
tra non vi abbia tra le antiche nazioni , che
ostentar possa un numero maggiore di mo
nu*
(a) Questo e un sospetto l'art. viiT. pag.25 1. ,e segg.
ben verisimile del eh. signor del Tomo vi.
Consigliere Gio. Lodovico (b) Si veda su queste pit-
Bianconi ministro di sua al- ture una lettera dello s-^esso
tezza reale l'Elettore di Sas- leggiadro scrittore , che do-
sonia in Roma, nel suo eie- vrà aver luogo nel corren-
gantissimo elogio storico del te Tomo vii. dell'AntoIo>-
Cav.Mengs, pubblicato neir già Romana .
Antologia Romana . Ved.
XIII
numenti dipinti (^). Dopo Omero anche gli
altri poeti furono sempre i maestri , e gì*
istruttori de' pittori ; cosicché le fantasie di
quelli addivennero le guide de' pennelli di
questi . Anacreonte perciò è quello , che-»
pur detta al pittore tutte le bellezze , che
distinguer debbono e la sua Euripile (b) ,
ed
(a) Oltre le storie desun-
te dall'ovo , e anteriori alla
storia Omerica , che fanno
l'ornamento di queste anti-
chissime dipinture , spesso
s'incontrano in esse le più
vive rappresentanze de' rac-
conti d' Omero . Vi hanno
vasi , che mostrano ^ qual
si trova presso Omero [Iliad.
^. lib.vi.J il combattimen-
to di Marte con Diomede ,
e Minerva in mezzo ad essi \
Elena congiunta in matri-
monio con Menelao , assi-
stenti i Dioscuri suoi fratelli;
il rapimento di Tetide fatto
da Peleo \ il giudizio di Pa-
ride ; il ratto di Elena ; la
contesa di Nettuno con Lao-
medonte ; il sacrificio d'Ifi-
genia ; Oreste con Pilade
agitato dalle furie ; ed altre
cose sì fatte , che ci mostra-
no Omero pressocchè ospite
dell'Etruria nelle sue poe-
sie . Per esser convinti di
ciò basta leggere l'eruditis-
sima òìsi>ext2iz\ontde ptcturtt
Etruscorum del celebre Ab.
Gio. Batista Passeri , fra gli
Arcadi Feralbo , morto ai
4. febbraio di quest'anno ,
e riprodotta per nostra cura,
in lingua volgare nel Tomo
XVI. della 'Nuova raccolta^
d'opuscoli scentifici , e filolo-
gici stampata in Venezia — »
sotto la direzione del cele-
bre P. Lettore Don Fortu-
nato Mandelli ; e l'altra sua
dissertazione ingegnossima,
intitolata dell' Etruria Ome-
rica , inserita nel To.xviil.
della stessa raccolta .
(b) Od. XXVllI. Trpo; toV
liiviìc , ad pictorem de sui
ipsius amica , che il Barnes
sospetta essere Euripile , di
cui si veda il Giraldi lib. ix.
de poetar, hist, in vita %4nii'
creontis .
-rr^ XIV ,-"^
ed il suo Bacillo {a) . Perchè non diremo
noi ora, che i versi di Virgilio, d'Orazio,
d'Ovidio, e di tutti coloro , che fecero au-
reo il secolo d'Augusto, dassero pur l'ani-
ma alle tinte di Ludio, che fu il primo fra
i Romani a rimettere in uso il dipingere sul
muro i))) % Chi sa , se non profittò egli gran-
demente dell' immortale lavoro georgico del
Mantovano poeta nel formar le pitturo ,
che furono sua opera , d'alcune cose ville-
resche (e) ? Forse non altrimenti, che colla
lettura di questi eccellenti poeti Messala-»
Corvino addestrò alla pittura il mutulo Quin-
to Pedio , che sotto gli auspici dello stesso
Augusto cominciò con successo a maneggia-
re il pennello ; il quale poi morto giovane
tolse a Roma la curiosità di veder l'esito di
così singolare fenomeno {d) . DccHnò al basso
la poesia col declinare dell'impero Romano,
e coU'una , e coU'altra declinarono le beli'
arti , la decadenza delle quali marcia sem-
pre di pari passo alla decadenza delle lette-
re . Pari al rozzo ritmo Pipiniano del par-
roco Veronese Gaidlado è la tavola miniata
iconografica di Verona , che gli corrispon-
de;
(a) Od. XXIX. trt Tr^U (b) Plin. lib. xxxv. cap.
^6óy^ct<t>cv 7r«pi T? i^ùìfjLìva IO.
écLUT^ EcL^v>'hv...ad pictorem (e) Plin. ivi .
de amasio suo Bathyìlo . (d) Plin. lib. cit. cap. 4.
sr^ XV ^^'^^
de (a) ; siccome pari al barbaro poema del
Monaco Donizzonc è la miniata genealogia
della Contessa Matilde, che l'accompagna (b).
Sursero a nuova luce le lettere nel seco-
lo XIV. , e la poesia stessa cominciò a gran-
deggiare nel nuovo linguaggio Italico , figlio
dell'antico Romano , mercè Tingegno , ed il
saper sovragrande di Dante , e di Petrarca .
Si scossero a questo fulgore anche le beli*
arti , e fra queste principalmente la pittura,
la quale prima avea fatta una troppo infeli-
ce figura fra le mani di Cimabue , e di Giot-
to suo discepolo. Simone Memmi di Siena,
Masaccio di Valdarno , Pietro Perugino, Lio-
nardo da Vinci , Michelangnolo Buonarroti,
e finalmente il divin Raffaello dietro le tracce
luminose della più colta poesia sublimarono
la pittura ad un apice il più maraviglioso .
Meritò il pittore di Siena Tonore di dipin-
gere
(a) Si veda il ritmo dell' rono pubblicati dal celebre
anonimo Pipiniano volgariz- Proposto Muratori Tom. v.
zato , commentato . e difeso rer. Ital. scriptor. , e la mi-
da Ciò. Iacopo Dionisi Can. niatura fu prodotta in rame
^ccad. ^letofilo . Verona dal eh. Monsignor Stefano
1773. Borgia sin dall'anno 1767.5
(b) Nel Cod. Vaticano ed indi riprodotta in picciola
4922. si trovano questi ver- forma dal P. Carlantonio
si , e questa miniatura gè- Erra nelle sue Memorie sto-
jiealogica . I versi dopo il rico -critiche della gran Con..
Gretsero ^ e il Leibnizio fu- tessa Matilde . Roma 1768.
XVI
gere la gentile immagine di Laura dietro
talto concetto del Petrarca ,
Cf} a fuo 7iome gli pf.fe in man lo Jlile ;
e meritò indi il nuovo onore d'essere rin-
graziato con un suo elegantissimo sonetto io)
maggior d'ogni mercede . I suoi sublimi
trionfi furono pur quelli , che in appresso
formarono il gran subietto alle note applau-
ditissime pitture di Tiziano . Non sarebbe-»
riuscito così grande , e così dolcemente ter-
ribile funiversalc giudizio àì\ Michelagnolo ,
se non avesse preso ad imprestito le più forti
tinte dalla divina commedia di Dante Q)) . Di
quanto non fi confessa debitore Raffaello
stesso sul punto delle forme , e della bellez-
za a Baldassar Castiglione (e)? Qual beli*
omaggio da lui reso alla poesia non è egli
mai il Parnasso da lui dipinto nel Vaticano ,
ove i principali poeti tutti e morti, e viventi
egli seppe ritrarre , e d'essi alcuni anche al
naturale ? Ma qual spazioso campo non avrei
io
(a) Sonetto tviiT. cappella Bentivoglìo in Bo-
(b) Sullo stesso modello logna .
fu pur formato da Fra Bar- (e) Si veda la lettera di
tolommeo ilgiudiziouniver- Raffaello scritta al Castiglio-
sale nella chiesa di San Mar- ne pag.241. della descrizìo-
co di Venezia , il gran qua- ne delP immagini dipinte dtt
dro del paradiso del Tinto- RaffaeUe d" Urbino &c. di
retto , e il paradiso, e l'in- Gio. Pietro Bellori ; in Ro-
ferno di Lorenzo Costa nella ma 1 75 1 . presso Barbiellini.
^"f^ XVII z^'^^»
io mai da trascorrere , se ora mi prendesse
vaghezza di schierarvi puranche d'avanti tutti
que' pittori , che profittarono delle fantasti-
che bizzarrie dell'Ariosto {a) , delle idee più
naturali, e più regolate del Tasso (è), della
JB dire-
(a) Niccolò dell'Abat^^,
Modenese espresse special-
mente in Bologna in una sa-
la del palazzo già Torfanini,
ora d'Este , alcuni fatti de-
sunti dall'Orlando furioso ;
ma di tali opere non sono
rimasti , che i disegni fatti
ricavare dal Dottor Iacopo
Bartolommeo Beccari,essen-
do state sì belle pitture bar-
baramente demolite . Ne di-
pinse altri simili in Scandia-
no, già feudo de' Conti Bo-
iardi discendenti dal celebre
Matteo Boiardo , autore dell'
Orlando innamorato , den-
tro , e fuori del palazzo di
questa celebre villa . Siamo
debitori di questa notizia al
signor Pietro Pasqualoni Ro-
mano , da cui aspettiamo
una più ricca edizione del
celebre Jlhacedario pittori-
co , intorno al quale lavora
da tanti anni .
(b) Si vede dipinto con
un colorito , e con una fòr-
za stupenda nel palazzo Co-
staguti in Roma il Rinaldo
addormentato sopra un bel
carro tirato da due draghi
con Armida , che lo con-
templa , opra di prima ma-
niera del Quercino . Altri
fatti del Tasso furono pure
espressi in molti quadri da
Ippolito Scarsellino Ferrare-
se , de' quali alcuni si con-
servano da Monsignor Gio.
Maria Rimin.aldi , grande »
amatore delle bell'arti , e >
della gloria della sua patria,
quale ora tanto più volen-
tieri rammentiamo , quanto
maggiormente egli è inte-
ressato per l'onore pittori-
co , e per gli affari econo-
mali del celebre Cav.Mengs,
che ora noi celebriamo , le-
gandolo un'antica amicizia
al primo ufficio , ed obbli-
gandolo al secondo la sovra-
na destinazione , che Sua
Santità* ha providamente
fatto della sua persona , in
amministratore del suo pa-
trimonio , e della sua fami-
glia . Antonio Tempesta — »
acquistò gran fama nel di-
pin-
xviir
direzione , e de' suggerimenti d'AnnibaI Ca-
ro (a) , e del Molza (b) , e delle fecondi-»
immaginazioni , benché talvolta troppo ar-
dite, del Cav, Marino (e)? Dove non andrei
a va-
pingere in vari palazzi , e
nell'intagliare ne' rami le »
azioni del poema del Tasso.
Amici del nostro poeta fu-
rono Ambrogio Figino , Fe-
derico Zuccheri , Francesco
Terzi , e Bernardo Castello,
de' quali gli ultimi due anda-
rono a visitarlo nella stessa
prigione in Ferrara , per ri-
cevere da lui ammaestra-
menti intorno alla loro ar-
te , e sopratutto alcune in-
venzioni , e favole da di-
pingere . Sì potrebbe aggiu-
gnere , che Gio. Batista Pa-
cichelli possedeva le favole
del poema del Tasso , dipin-
te in cristallo , come egli af-
ferma apag.273. della pri-
ma parte delle sue Memorie
stampate in Napoli 1690.
Si veda anche Pier Iacopo
Martelli nel suo dialogo in-
titolato // Tasso , 0 della va-
nagloria , pofìo avanti alla
Gerusalemme , stampata in
Venezia da Carlo Buonarri-
go 1722. V^ogliamo confes-
sarci debitori d'alcune di
queste notìzie al celebre »,
ed erudito signor Abate Pier-
antonio Serassi , da cui as-
pettiamo una più compita »
e ragionata vita del grarL_>
Torquato , che egli sta com-
pilando .
(a) Si veda h descrizio-
ne , e relazione isterica del
nobilissimo , e real palazxo
di Caprarola &c. di Leopol-
do Sebastiani , stampata in
Roma i74i.cap. il.pag.7. ,
e segg. , e si vedrà , che l'il-
lustre poeta , e segretario
di Pierluigi , e poi di Ranuc-
cio Farnesi padroni del pa-
lazzo , diede il soggetto alla
maggior parte di quelle insi-
gni pitture , eseguite dai fra-
telli Taddeo , Federico , ed
Ottaviano Zuccari . Pierlui-
gi Farnese fu l'edificatore.^,
ed il Vignola l'architetto
(b) Ivi cap.iil. pag.14.,
e 17. si accennano due in-
venzioni del Molza con due
Greci motti , parimenti ese-
guite in pittura .
(e) Comunicò il Cavalier
Marino varie invenzioni per
le loro opere a Bartolommeo
Schidone, a Iacopo Palma
il giovane , a Bernardo Ca-
stello 3 e al Cav. d'Arpino .
XIX
a vagare , se gli onori renduti dagli anti-
chi (^), e dai moderni (b) dipintori ai poeti
loro amici , e loro maestri , io vi volessi qui
ora esporre ? Qual altro campo non avrei da
diffondermi , se mi piacesse mostrarvi la so-
miglianza de' pregi , e de' difetti , che hanno
fra se le pitture , e le poesie ^c) ? Qual non
B 2 sareb-
(a) Timeneto ritrasse il
volto di Museo ( Paus. lib. i.
pag'39' 5^0 Calatone di-
pinse Omero in atto di ri-
gettare , per una maniera—»
alquanto ofifendente , e bas-
sa 5 ma però espressiva , e
significante , dalla bocca il
cibo , e gli altri poeti , che
di quello si pascono ( J^liano
var.histor. lib.xiil. cap.22.)
Nicia dipinse la necroman-
zia d'Omero stesso ( Plin.
lib. XXXV. cap. il. ) Nico-
maco ornò delle sue pitture
il monumento del poeta Te-
lefto , da Aristrato Tiranno
de' Sicioni al medesimo
eretto (Plin. ivi cap. io.)
Leone perfine dipinse la_->
faccia non belja di Saffo
(Plin. ivi cap.i I. )
(b) L'immortale Raffael-
lo dipinse nel Pamasso Vati-
cano Omero , Saffo , Co-
rinna , Pindaro , Virgilio ,
Orazio j Dante , Petrarca ,
Boccaccio , Sannazzaro , Ti-
baldeo &c. , come si può
vedere nella descrizione del^
le immagini dipinte da Raf~
faelle d'Urbino nel palauj)
Vaticano , e nella Farnesina,
alla Lungara &c. di Ciò.
Pietro Bellori , stampata in
Roma per Barbiellini 175 1.
pag.50. , e segg. Dosso Dos-
si dipinse il ritratto dell'A-
riosto , il quale avea già
lui co' suoi versi celebrato .
I pittori amici del Cav. Ma-
rino in ricambio delle sue >
invenzioni a loro comuni-
cate , gli regalarono alcuni
lor quadri per la sua galle-
ria .
(e) Furono dette da Plu-
tarco nella vita di Timo-
leonte franche , e facili le
pitture di Nicomaco , come
le poesie d'Omero ; sicco-^
me furono dette stentate le
poesie d'Antimaco , come
le pitture di Dionisio Colo-
fonio.
XX
sarebbe per me feconda sorgente di eloquen-
za, se il tempo , e l'argomento maggioro,
che m'incalza, mi permettesse di mostrarvi
un nuovo titolo di alleanza fra l'una , e l'al-
tra facoltà nel frequente concorso , e nella
combinazione felice dell'una , e dell'altra in
uno stesso soggetto (^3? Ma già la vostra
eru-
foni'o . Segno , che il beli'
csuo produttore dell' una ,
e dell' akr' arte prende ori-
gine da un fonte medesi-
mo . Ecco la ragione , per
cui regna tanto di somiglian-
za tra l'ascensione di Cristo
al cielo , cantata in versi
Virgiliani dal Cav. Muzio
di Camerino, e tra l'assun-
zione della Vergine , dipin-
ta nel gran tempio di Parma
dal Goreggio , come osser-
vò il dotto P. Maestro Casto
Innocente Ansaldi , morto
in Torino 314. di maggio
scorso , nel suo saggio in-
torno alle immaginazioni ,
ed alle representaTJoni della
felicita'' somma \ in Torino
1775. ^.cxxv. pag.i;)0.
(a) t uripide fu pittore ,
prima , che si dasse a scri-
vere tragedie , come narra
Moscopulo nella di lui vita ,
e Suida alla voce Euripide .
Pacuvio figlio d'una sorella
di Ennio adottò l'arte dello
zio , e l'altra , che già die-
de un cognome ad una bran*
ca della famiglia de' Fabi .
Si discenda ai tempi a noi
più vicini , e troveremo Mi-
chelangelo Buonarroti va-
lente al pari nel far opere
di pittura , e di scoltura_* ,
che nello scrivere eleganti
poesie . Fu pur Gio. Fran-
cesco Negri pittore , e scrit-
tore a un tempo di poesie^^
nel patrio suo dialetto Bolo^
gnese . Intraprese cioè una
traduzione della Gerusalem-
me liberata del Tasso in lin-
gua Bolognese , ma non la
terminò . Nell'anno 1628.
stampò in Bologna dodici
canti con parte del decimo-
terzo , e furono questi pur
ristampati , senza che però
l'interprete andasse mai più
oltre di questo termine . Fu
bensì supplita questa tradu-
zione sino alla line del poe-
ma
vf^ XXI <^-'>-
erudizione , Arcadi illustri , previene , e->
supplisce quello , che io ora non faccio , che
adombrare . Ciò essendo , voi piucch' altri
siete quelli , cui tanti rapporti guidano ora a
ben riconoscere con Simonide(^) la pittura una
B 3 muta
ma con annotazioni da Fa-
brlzi Aloduarim , ciò è Fa-
brizio Mirandola , ma queste
annotazioni restano mano-
scritte . Siamo debitori di
<jueste patrie erudizioni al
■dottissimo signor Cardinale
Don Andrea Gioannetti Arci-
vescovo di Bologna; ma que-
sta è una delle minime ob«
bligazioni , che gli professia-
mo . Angelo Bronzini fu
dolcissimo , vago, e di beli'
jimpasto nello stile suo pit-
torico , come fu felice nelle
ine rime eroiche , e bernes-
che • Lorenzo Lippi sparse
gran nome di se, non tanto
col suo valore nel disegno ,
e nell'accordo de' colori ,
quanto col suo poema in_j
otrava rima intitolato il mal-
man tile . Salvator Rosa po-
tè pur rendersi ugualmente
celebre per una certa digni-
tà pittorica da lui data alla
natura selvaggia , ed incul-
ca , Cile per l'eleganza poe-
tica sparsa per le argute sue
sati.'e . Vive tutcora il Teo-
crito dell^Élvezia , cne tanto
si distìngue nello scrivere»^
delicatissimi idili , quanto
nel dipingere rupi sul gusto
di Befghem , e dì Rosa__» ,
erbose campagne , e dolci
lontananze con Lorrain_j ,
collinette con Wouvermann,
e perfine con Berghem sud-
detto terreni sabbiosi , C— »
montuosi qua , e là sparsi
di boscaglie , e di verdura .
Si veda la di lui lettera al
signor Fuesslin autore della
storia de'' migliori artisti
dell'Elvezia sul dipingere.^
di paese tti , tradotta dal Te-
desco , e pubblicata dietro i
nuovi idili di Gessner in ver'
si Italiani dal eh. Padre Don
Francesco Soave G. R» S. ,
in Vercelli 1778. pag.229. ,
e riprodotta nel Tomo V.
dell' Antologia Romana—»
num.V. , VI. 5 e vii.
(a) Plutarco nel suo com-
mentario de audiendis pvétis
dice sulla fede di Simonide
essere rwV /ììV (^u'y^ci^'.a.v
7roiì\<nv ai(à'7rSo-aiV » rvv Sé
XXIT
muta poesia, eia poesia una pittura parlan-
te . E perchè mai ciò avviene ? Non per
alrra ragione se non perchè amcndue attin-
gono il bello 5 e il grande della natura.» 5
amendue lavorano sopra i medesimi princi-
pi; dell'opre d amcndue il fondamento è la^
varietà senza confusione ; ed amcndue fis-
sano il gusto fino del vero bello nella scel-
ta d'ogni circostanza , d'ogni immagine , o
perfine nel tutto . Quindi merita d'entrare
nella classe de più gran teoremi l'asserzione
d' un genio sublime d'Italia , e d'un luminoso
avanzo del suo più nobil sangue , che ogni
poesìa , do'ue non s incontrino di be' quadri dcL-»
poter essere realizzati , e coloriti dalla pittura ,
altro non è , che un gruppo di canore bagatelle ,
contenuta in una prosa posta in ritmo , e caden-
za (a) , Tutto ciò , Arcadi illustri , mira 2u
far onore alla divina vostra facoltà, a servi-
re a questo luogo , cioè alla più nobil pa-
lestra de* vostri applauditi esercizi , ed a pre-
pararvi a quelle lodi , che omai sono per tri-
butare air immortale vostro Dinia Sipilio ,
al maggior de' pittori di questo secolo; sic-
come tende a giustificare il saggio vostro
pen-
(a) Riflessioni sulla poe~ 9. dietro le sue Riflessioni
sid , e sulla musica di S. A. filosofico-politiche sulTanticd
il signor Principe Don Luigi democrazia Romana. Itl^
Gonzaga di Castiglione pag. Venezia 1780.
xxm
pensiero di queste letterarie esequie a luì or
decretate . Chi sarà quindi , che non vegga:-
il pensier vostro farsi ora una nuova tessera
di quella alleanza , che sino a questo punto
vi sono andato fra la pittura , e la poesia va.
riamente divisando ? Il verdeggiante lauro ,
ch'orna le porte di quest'abituro, indica^ 5
che qui si corona il vero merito . La sampo-
gna ,, che pende da quefte pareti , mostra.; ,
ch^si cantano le doti dell'animo , s'encomia-
no i prodotti della mente , e che , se la virtù
sovranamente si distingua, e a proporzion-.
di quella l'entusiasmo s'accresca , non v' è ,
che un passo per convertirla in tromba sono-
ra , onde eternar degnamente il nome degli
eroi . Le varie immagini , che ci presentano
agli occhi uomini non solo aventi in mano
cetre, e lire , ma pur circini, squadre, ed
altri di beir arti strumenti, fanno perfine co-
noscere , che qui le scienze tutte hanno ara,
e sacrificio, e che si riconoscono per le al-
leate , e per le cooperatrici delle Must-»
pili amene . Vedete fra queste immagini
ora distinguersi, e tutto irraggiare questo
celebre luogo il volto parlante d' Antoa.»
Raffaello Mengs , dell'Apelle de' nostri gior-
ni 5 da cui gran parte traluce del suo valo-
B 4 re^
XXIV
re (a) . Egli è ora quello pertanto , che ri-
chiama un giusto tributo de' miei encomi ,
di quegli encomi, che sono figli d'un' inter-
na persuasione , e d'una incorrotta giustizia,
di quegli encomi , che debbonsi unicamente
aspettare da un' anima libera , e sincera./ ,
i di cui incensi non ardono , che d'avanti ai
gran simulacri della virtù , e della verità .
II. Le circostanze tutte, che accompa-
gnano la vita de' grand' uomini , sono per lo
più altrettante sorgenti di riflessioni su i loro
eventi , ed altrettanti punti di loro elogio
per i Filosofi , che sanno calcolarne i rappor»
ti, e ai quali noi intendiamo di ragionare.
Quelle circostanze medesime , che sembra^
no le meno significanti, sono anch' essQ pie-
ne d'influssi sui temperamenti, sulle inclina-
zioni , e sulla scelta , non che sulla perfezio-
ne delle professioni . Sarò io pertanto ora-»
sollecito , come meglio mi verrà concesso da
una discreta considerazione , che mi ponga
fuori del caso d'un pesante pedantismo , o
d'una stucchevole prolissità , di presentarvi
sulla persona del Cav. Mengs tutti que' punti
principali della sua vita, che nel tempo , che
esercitano il vostro , e il mio intelletto, for-
mino
(a) Il ritratto posto irL_» deslmo , che si conserva—»
Arcadia è una copia defunta presso il suo cognato, e l'il-
dairoriginale di Mengs me- lustre dipintore sig. Maron .
^^r^ XXV ^^"«?^
mino pure iin ragionato parallelo fra lui , ed
altri grand' uomini > e quindi un capo di ve-
ra 5 e soda lode al medesimo . Se compari-
ranno però ora solamente al vostro cospetto.
Arcadi illustri , le principali circostanze di
vita , e le principali azioni del glorioso de-
funto 5 dovrete far ragione , che questa scel*
ta circoscritta di cose sì rende necessaria-»
ogni volta , che si tratta òì persone , le quali
han potuto soprabbondare di meriti; cosic-
ché le preterizioni di molte loro virtù , ed
operazioni equivalgono a quella nobile tras-
curatezza , che un dovizioso possidente si
fa gloria di usare sulla sua privata economia.
Ad Ismaele Mengs Danese fu dunque debi-
tore di sua esistenza Anton Raffaello , e so
diremo, ch'ebbe un padre , che seppe ispìo
rargli il grandioso genio dell'arte celestiale di
dipingere, diremo ciò, che ad amendue è
comune con altri grand' uomini ; e se dire-
mo, ch'ebbe un padre, che partecipò al-
quanto della ferocia nazionale , conseguen-
za della spaventevole religione d'Odino , pie-
na di dommi atroci , amica di spietati sacri-
fìci di uman sangue , e deificante spadi^ ,
scuri , picche , ed ogn' altro guerriero stru*
mento , diremo ciò , che riguardo al padre
nasce da cagione estranea al suo spirito , o
ciò»
XXVI
ciò, che riguardo al figlio non porge che-»
argomenti di lode per la sua amabile man-
suetudine . Nacque peraltro il nostro Eroe
sulle frontiere della Sassonia (^), ove il con-
tagio, che al principio di questo secolo eser-
citò la più trista desolazione sulla Danimar-
ca, condotto avea il padre , unico avventu-
roso superstite della sua numerosa fratellan-
za . Sortì egli malgrado il rigido clima na-
tivo un'indole dolce, e mansueta, la quale
fortificata indi dalla riflessione , dallo studio »
e dall'esperienza faceva l'eccezione della re-
gola generale dell'influsso del clima , cosic-
ché un dono privilegiato della natura non-i
possa distruggere il gran teorema del cele-
bre Montesquieu , sempre contrastato , ma
non mai abbattuto . Quest' indole in lui tras-
fusa dalla natura, siccome il fece sofferente
della strana accigliata paterna educazione ,
così il rese anche addatto a ricevere le istru-
zioni stesse paterne le più acconce per l'arte
del dipingere, e per applicar indi ad cssìLj
quel morbido , e quel delicato , che ordina-
riamente esige la natura operando con tran-
quilla dignirà . Regnava allora sul trono di
Polonia Augusto III. Elettore di Sassonia, e
seco
(a) Nella città di Aussig nella Boemia li iz. marzo
1718.
xxvri ^
seco regnava sul trono il genio delle beirarti,
all'ombra del quale il di lui padre Ismaele si
distingueva nella pregevole professione del
dipìngere a smalto . Discendeva il regio fa-
vore anche su quell'arte mirabile ; detta fi-
gulinaria minore, sotto cui s'intende l'arte
sottile di formare con terra fina , e leggiera
stoviglie, e vasellami da mensa, e da qua-
lunque altr'uso gentile, per cui le officine
di Meissen s'erano rese più celebri di quelle
di Samo , e le mense di Augusto lU. erano
superiori in lautezza a quelle rinomate di
Porsena (a) . Vernici, e pitture delicatissime
dovendo indi accrescere il pregio di questi
sottilissimi vasi , che porcellane s'appellano ,
a tal ufficio era specialmente addetto Ismaele.
Esso adunque potè ben essere il primo , e->
solo istruttore del figlio , e delle figlie , di
cui la moglie condotta dalla Lusazia (b) gli
fu feconda , nell'arte del disegno per poi
condurli passo passo alfaltra di dipingere in
pastelli , e di formar miniature . Ed ecco
Ismaele omai nel caso di dividere la sua glo-
ria con tanti insigni dipintori della Grecia^ ,
Evenore padre, e maestro ài Parrasio, Aglao-
fonte
(a) Martial. lib. yiv. epig«". 98.
aretina nimìs ne spernas vafa monemus *
Laiitus ernt Tuscis Porfena fictilibus .
(b) Carlotta Borman nativa di Zittau •
«-tr^xxvin
fonte di Polignoto , e con altri tali , de' quali
ora sarebbe troppo lungo il novero (a) .
III. La domestica istruzione non è però
mai tale, che basti a fare un grande artefi-
ce . Il primo a conoscer questo era Ismaele
medesimo , e perciò prese risoluzione di por-
tarsi a Roma co' figli (b) , e trattenersi quivi
un triennio per istruirli più fondatamente sui
più grandi esemplari . Non dovea Ismaelij
aspettare , che altri mostrasse al crescente
fanciullo nelle pitture del gran Raffaello i più
sicuri esemplari della grand' arte , a cui l'an-
dava determinando . Conosceva egli per szj
stesso , che Raffliello era sul totale come il
primo nella schiera de' pittori più grandi per
esser egli giunto al sommo delle più sublimi
parti della pittura ; cosicché le sue opere-»
specialmente a fresco esser debbano il primo
tra gli oggetti dello studio , e dell' industria-»
d'un dipintore. Le logge, e le camere Va-
ticane
(a) Briete fu padre , e e maestro di Mnasitlmo ;
maestro di Pausia Sicionio , siccome padri , e maestri dì
e fu poi egli padre , e mae- figlie pittrici furono alcuni
stro di Aristolao • Aristide altri , cioè Gratino d'Irene,
Tebano padre , e maestro di Micone di Timarete , Neal-
Nicerate , e Aristippo ; Ari- ce di Anassandra , e Nearco
stodemo padre , e maestro di Aristarete .
di Nicomaco , ed egli fu poi (b) Ciò seguì nell'anno
padre , e maestro di A risto- I74i.
eie \ ed Aristenide padre ,
XXIX
ticane erano perciò le palestre quotidiane del
nostro giovanetto, e l'assiduo argomento de'
suoi disegni . Siccome sapeva Ismaele ugual-
mente bene , che dopo le opere di Raffaello
chiunque desidera camminare per le vie più
nobili dell'arte bisogna , che studi quelle di
Michclagnolo , il quale sebbene non avesso
tutte quelle belle parti, per le quali Raffaello
primeggia , ebbe però quelle , che furono
del genere il più grande, e che vedute pure
da Raffaello quasi per traforo bastarono a
fenderlo insieme vago , e maestoso. Fu dun-
que il figlio da lui pure condotto alla cappella
Sistina , ove chi entra sente ingrandirsi l'ani-
ma, vede uscir d'ogn' intorno lampi d'imma-
ginazione , e di energia , e gli sembra ogni
figura , ed ogni mossa appartenere ad una-»
gerarchia superiore . Questa istruzione alter-
nata fra fopre di gusto di Raffaello, e fra.»
quelle di genio di Michelagnolo , fra le bel-
lezze dell' uno , e la robustezza dell' altro
empì di nobili idee la tenera mente del gio-
vanetto Mengs , onde fatto già pubere sul
Tebro potè partendone recare sull' Elba ma-»
schi pensieri d'età , e di studio pittorico .
IV. Ritornò in Dresda {a) , ma vi ritor-
nò , come se avesse l'anello di Gige rivolto
alla
(a) L'anno 1744.
XXX
alla palma della maiio , e Tanello di Gige era
la permanente severità paterna , che non vo-
leva ancora esporre questa gemma al pubbli-
co cospetto . Piacque indi al cielo , che que-
sta si manifestasse , e fu ciò opera del canto
d'un novello Anfìone (a) . Il volto di questo
espresso sopra un pastello da Anton Raffaello
fu la prima epoca della sua manifestazione ,
ed il primo pubblico saggio della sua arte ,
che passò indi ad essere un bell'ornamento
dell'Elettoral gabinetto . Tanto bastò , per-
chè si schiudessero i rigidi cancelli , chej
racchiudevano ai raggi del giorno chi me-
ritava di risplenderc sulla gran scena del
mondo ; ed un solo prodotto , foriero del di
più , che prometteva una sì bella aurora^ ,
guidò tantosto Anton Raffaello dal buio do*
mestico alla splendida luce d'una corte tutta
brillante . La novità del suo valore , riguar-
data per un fenomeno , e divenuta capo di
curiosità non poteva finire, che in esperi-
menti . La sorte non dovea , che cospirar^-^
verso la sovranità , sempre primario oggetto
di tutti gli onori , e scopo di tutte le rarità.
Quindi il secondo pastello non dovea rappre-
sentare altri , che il Re . Se fu il giovano
Mengs
• (b) Il signor Domenico so di musica nella corte Elet-
Annibali Maceratese virtuo- torale dì Sassonia •
XXXI
Mengs di miglior condizione di Apelle per
non aver da dipingere il volto del Re Anti-
gono privo d'un occhio (a), era però in cir-
costanza più faticosa di quella , che non esi-
geva già sagacità di ripiego , ma anzi inten-
sità d'attenzione , e di cura , perchè i tratti
del pennello serbar potessero tutte le grazie
d'una nobile 5 e regolar fìsonomia , qua! era
quella d'Augusto III. , eh' egli di più impre-
se a dipingere in faccia , punto sempre diffi-
cile 5 e di molto impegno per un professore .
Ma le difficoltà finiscono poi in argomenti di
ammirazione , quando sono motivo di raffi-
namento dell'opre ; né diversamente avvenir
potea al giovane pittore , il quale dovetto
a questo suo applaudito lavoro la liberazione
dal carcere paterno , un premio decoroso ,
ed un'annua pensione.
V. Ecco pertanto Anton Raffaello posto
in (stato di entrare nel gran mondo non 'per
abusare della libertà , ma per porre a profìtto
della sua arte il comodo di osservare la natu-
ra in grande , di conoscere l'andamento de-
gli umani affetti , e di entrare sopratutto
nell'Elettorale galleria delle pitture , ricco
tesoro
(a) Plin. lib. XXXV. cap. ce essere stato questo ritrat-
io.,Quintil. iib.1I.cap.13., ^o presso gl'Isolani di Goo.
e Strab. lib. xiv., che ci di-
XXXII i''"^^
tesoro dei più inestimabili pennelli . Imparò
quivi a conoscere l'opere di Tiziano , dei
Caracci , di Guido , e singolarnnente di Co-
rcggio. Era questo il punto, in cui prima-
mente poteva prestar omaggio alla ragione ,
per cui portava secondo l'idea del padre il
nome d'Antonio, siccome già avea pagato
un ampio tributo in Roma all'altra ragiono
di portare il nome di Raffaello . Fu il Corcg-
gio scorretto alquanto nelle proporzioni delle
figure , ma mal si porrebbe sotto il suo pa-
trocinio un volgare pittore , che non fossc>
ad un tempo l'esemplare delle più belle idee,
dei più vaghi colori, dei più stupendi scorci,
delle più bizzarre invenzioni , e dei più fon-
dati componimenti , come a giudizio degl'
intendenti tutti è il sublime dipintore delle
nobilissime cuppolc di Parma . La rea! pro-
tezione congiunta alla nobil indole , ed alf
assidua applicazione del giovane tendeva a_^
sviluppare sempre più di giorno in giorno il
suo valore pittòrico -, giacché l'onore reso
alle beir arti è quello , che crea in ogni età
i Polignoti , ed i Parrasi ; né tanto avrebbo*
no nella Grecia figurato Apelle, e Zeusi , se
il grand' Alessandro , ed Archelao non gli
avessero cotanto favoriti . L'Alessandro , e^
fArchelao del nostro Mengs fu il Re Augu^-
sto
sto di Polonia, il quale gli accordò la per-
missione , e Io fornì del bisognevole per ri-
tornare in Roma , che può chiamarsi il trion-
fo delle bell'arti . Egli era nel medesimo
tempo loZeusi, che lontano dall'essere lu-
singato dalle insidiarrici lodi de' suoi lavori
in pastello si era prefìsso di voler dipingere
per l'eternità (a) ; il che non s'ottiene ," che
col dipingere in grande , che scuota l'ammi-
razione , su materie durevoli , che lottino
col tempo , e con regole sublimi , e gene-
rali , che sicno sempre le stesse in ogni luo-
go 5 e in ogni secolo .
VI. Fu in questa occasione (b) , che po-
sto in viaggio andò egli a visitare > corno
nella loro reggia , i sovrani maestri dell'ar-
te y Coreggio in Parma , Tiziano , e Paolo
Veronese in Venezia, Benvenuto da Garo-
falo , il Dosso, e tant' altri alunni dell'Esten-
se munificenza in Ferrara, i Caracci , Gui-
do, e cent' altri in Bologna . Pieno de' pre-
gi , e delle prerogative distinte di questi insi-
gni professori giunse in Roma non so, se più
a contemplare, o ad adorare le grandi, e stu-
pende opere di Raffaello . Con tali idee iii_,
capo , e con sì eccellenti esemplari d'avanti
C agli
(a) Egli diceva di se : ad (b) L'anno ij^6.
neternitatem fingo .
XXXIV
agli occhi prese a dipingere vari piccioli
quadri , esprimenti la Maddalena , la sagra.»
famiglia , ed altre cose tali . Né le sole bel-
lezze tacenti, che presentavano le tele, era-
no l'oggetto delle sue attenzioni , ma anche
le viventi, e le spiranti richiamarono la di
lui contemplazione . Correva per lui qucll'
età, in cui la provida natura sollecita della
conservazione dell' umana specie suole de-
terminare l'inclinazione d'un sesso verso l'al-
tro al dilettevole intento di riprodursi (a) ;
cosicché secondando gl'impulsi d' una ragio-
nata naturai propensione , e mirando a pro-
curarsi da vicino un modello di squisita bel-
lezza, a cui ricorrere , per avere, semprec-
ché abbisognati gli fossero , presenti de' re-
golari lineamenti di volto femminile , poso
d'occhio sopra un' onesta 5 ed avvenente fan-
ciulla (b) . Sì fatte inclinazioni , e scelte sì
fatte sono per lo più una parte di storia ar-
cana , e scandalosa di molti professori ; ma_.
punto di storia nobile , e di storia esemplare
si fa il genio del nostro giovane pittore verso
la bella ì e virtuosa Guazzi , che qual Lai-
de {cj veduta , mentre portava l'acqua diu
Pei-
(a) Era d'anni 20. (e) Ateneo Deipnosoph^
(b) Signora Margherita--» lib. Xiil. cap.6.
Guazzi Romaiia .
Peirene, potè fissare gli sguardi, e la scelta
in moglie d'un novello Apelle , che poi l'aves-
se al pari di quella , come un modello
delle sue correttissime bellezze . Profittò
di questo innocente genio la stessa grazia
superiore per riunire ad una stessa vera re-
ligione lo sposo, il padre, le sorelle, e il
resto della famiglia . Fra così liete circo*
stanze , che cospirano tutte a far grand^^
il nostro artefice , trascorre il tempo della
triennal permissione per fermarsi in Roma)
e il dovere , il genio , e la gloria il richia-
mano suir Elba . I saggi de' suoi lavori fatti
sul Tebro piacibno al Re, a cui sì per ra*
gione di gusto , come per ragione di sovra*
nità doveano primamente piacere . Egli qua!
nuovo Alessandro (a) accorda a Mengs la
privativa di dipingerlo , e Mengs diviene
Tx^pelle , a cui solo tocca l'onore di dipin*»
^ere il Re Augusto .
VII. Va a compiersi fortunatamente la-»
gran cappella Elettorale (ed oh di quanto
furono debitrici di questo compimento Tar-
chitettura , e la religione stessa al coraggio,
ed al credito di Anton Raffaello! ) ed egli ,
com' è ben ragionevole , vien trasceiro a for-
nirla di tre quadri principali . L'impazienzl
C 2 del
(a) Plin. lib. vii. cap.37. , ed Apuleio in Floridis .
"^r^ xxxvr .
del Re violenta la saggia langhezza, che il
nostro artefice al pari di Zeusi trovava ne-
cessaria in simili lavori -, e la compiacenza
il Fece per questa sol volta imitatore della-»
prestezza , e facilità d'Agatarco (a) , lontano
però egli dal compiacersene al pari di que-
gli , anzi rimanendo sempre poco contento
d'un così affrettato lavoro. Furon questi il
concepimento della Vergine , ed i\ sogno
del di lei sposo ; i quali malgrado le tracce
d' un frettoloso pennello mostrano però sem-
pre l'impronta d'un genio nascente , e la-»
capacitcà di cose maggiori . Ebbe però tal
entusiasmo per la gloria il saggio artefice,
che pari ad esso prendendo il coraggio seppe
frenare la reale sollecitudine riguardo al graa
quadro di mezzo > anzi la portò al giusto ri-
flesso di accordargli il ritorno in Roma , co-
me ad un tribunale , e ad mi oracolo sempre
sovranamente rispondente a chi l'interroga
sulle vere forme della bellezza . Già l'ascen-
sione del Redentore al cielo , uno de' piìi
belli trofei della cristiana religione, dovea.*
formare il subietto della grand-opera, e l'ope-
ra dovea esser dci^na del sublime ar^omen-
to , del luogo luminoso , della grandezza.»
del sovrano , e del grado di primo pittore
della
(a) Plutarco nella vita di Pericle .
«-r*^ XXXVII.'
della corte a lui già conferito ; siccome dovca
corrispondere alla comune espettativa, e do-
vea mostrare ciò , di cui è capace una co-
moda , e studiata applicazione . Ecco , che
si compiono i voti da lui sciolti alla Fortuna
reduce sul dolce intento di riveder Roma^,
e i suoi superbi monumenti (a) .
Vili. Torna quivi a ingrandirsi la di lui
mente , a moltiplicarsi le idee , a riaccendersi
lo spirito d'emulazione , ed a suscitarsi l'estro
delle bellezze , delle grazie , e delle magni-
ficenze. Alterna il lavoro del gran quadro di
Dresda colle copie , che s'accinse a fare del
trionfo di Bacco , e di Arianna d'Annibale
Caracci, dell'Aurora di Guido, delle nozze
di Psiche 3 e della scuola d'Atene del gran-,
Raffaello. 11 glorioso Pontefice Lambertini,
onor sovrano della religione , e delle lettere,
mosso dalla fama del suo valore lo insignì di
croce equestre , e l'Accademia pittorica di
san Luca l'ascrive al suo ceto . Fu in questo
tempo , che dietro le erudite ricerche , e i
profondi studi del celebre Winckelmann , a-»
cui s'era già unito d^'amicizia in Sassonia stes-
sa , cominciò a conoscere più intimamente
le Greche , e le Romane antichità , ed indi
ben presto per se stesso seppe comprendere ,
C 5 qual
(a) L'anno 17J2.
XXX vili
qiial vantaggio potcasi da quelle ritrarre per
la sua professione . Quel genio , che s'aggi-
ra intorno a queste venerande reliquie, deesi
chiamare il padre del moderno dipingerò .
Da questi avanzi le bell'arti vennero a risor-
gere , e non è , che per mezzo di questi ,
che esse possano fra noi di nuovo rivivere ;
siccome non si tosto si cesserà di studiarli ,
che pur esse cesseranno di nuovo , e noi ri-
cadcrcmo nella barbarie , che ci renda dilet-
tanti delle pitture Cinesi , e del gusto Lon-
gobardico . Fu in questo tempo pur anch^,; ,
eh' egli prese diletto di raccogliere molti vasi
Etruschi , come quegli , che in essi sapeva.^
riconoscere anche fra un tumultuario contor-
no , qual può aspettarsi da dipintori di vasi
non mai i più scelti dell'arte , e da una mano
frettolosa, quale si suole applicare a simili
lavori , non che in mezzo alla mancanza to-
tale di quel lenocinio, che induce la varietà
de' colori ■> dell'aiuto, che reca il chiaroscu-
ro , e dell'effetto , che produce la degrada-
zione delle tinte , una somma perizia del di-
segno , una forza, ed espressione mirabiliL^
di passioni, i sentimenti de muscoli più ope-
rativi, le regole della bella proporzione , le
grazie di movenza ubbidiente alla ragione.^,
e seguace della natura , non che la prospet-
tiva
XXXIX
tiva stessa dell' uman corpo. Nacque intanto
vaghezza al nostro artefice di lasciare in Ro-
ma un monumento perenne del suo valore,
e questa vaghezza fu figlia di generosità , e
di gloria, di cui chi e nemico, forz'c , che
pur lo sia d*ogni virtù (a) . La volta d'una-»
Chiesa rinnovata, qual'era quella di S. Eu-
sebio presso il castello dell' acqua Marzia-»
suir Esquilie , fissò la sua riflessione , e co-
me giattempo Polignoto prese a dipingere
gratuitamente il portico d'Atene detto il Pe-
cile (b) , così egli con pari disinteresse assun-
se l'impegno di rendere più celebre , e più
adorno quel tempio merce il suo pennello.
Fu questo un primo tentativo , che egli fece
del dipingere a fresco : e la gloria in cielo
del Santo tutelare della chiesa fece l'argo-
mento del suo lavoro . Il felice successo ,
che accompagnò quest' impresa , e l'approva-
zione, ch'essa riscosse dal pubblico, fecero
nascere una nuova occasione di fargli tenta-»
re di nuovo questo medesimo genere di pit-
tura . Quel luogo di delizie , che fuori della
porta Salata seppe cosi maestosamente co-
struire un Porporato non ha guari defunto (e),
C 4 padre
(a) Contcmptu famnt^ (e) Il Card. Alessandro
(ontemni virtutes . Tacic. Albani morto agli li. di-
^nnal. lib. rv. cembre 177^.
(b) PJLin. lib.xxxv.cap.S.
XL
padre deirarti belle , ristoratore della vene-
randa antichità, emulo del genio, e della-»
magiìanimità di Ortensio (^), e di Siila (//) ,
che i loro diporti Tasculani seppero nobili-
tare di memorabili pitture, fu il piti bell'in-
vito, che far si {potesse al suo pennello; fu
il campo più grato , su cui spaziar potesse
la sua fantasia ingentilita dalle delizie, dila-
tata dalla magnificenza , ed eccitata dai capi
d'opera d'antichità ivi adunati . 11 vostro
monte Parnasso , Arcadi illustri , col vostro
Apollo , e colle vostre Muse divenne il gran
subbietto del suo lavoro . Voi il vedeste , o
pari dcirestro , che vi anima a poggiare sulle
vette del sacro monte , ammiraste i di lui
sforzi felici per attingere anche con questo
il grand' apice della gloria .
IX. Come non stendersi a Napoli chi
per amore , e per trasporto delle bell'arti
s'era già per la terza volta portato dall' Elba
sino a Roma ? Regnava allor sul Sebeto l'emu-
lo de' Romani Imperatori , l'edificatore ma-
ravi-
(a) Cydìae tabulam ^/tt' ce , che Siila si fece dipin-
gonaufas H. S xt iv. Horten- gere in atto di ricevere ap*
sius orator mercatus est , presso Nola nella sua spedi-
eique aedem fecit in Tuscu- zione Marsica la corona gra-
lano suo . Plin. lib. xxxv. minea dall'esercito , nella
cap.ii. Vedi anche Dione sua villa di Tusculo , cora-
iib. Lui. prata poi da Cicerone ,
(b) Plin. XXlI. cap.5. ài-
XLI
raviglioso della reggia , e degli acquedotti
dì Caserta , il provido disotterratore delli-»
antiche città d'Ercolano , e di Pompei , il
genero del Re Augufto di Polonia , l'invitto
Carlo III. , ora Re delle Spagne . Si applicò
pertanto Anton Raffaello alla contemplazione
profonda di tanti bei monumenti dipinti, e
scolpiti, che ora presenta quella metropoli
^gli occhi degl' intendenti ; si ricreò coli*
aspetto incantatore d'un sito, di cui Tatto
seppe profittare dietro la natura , che ivi de-
positò un prodigioso compendio di bellezze,
di delizie , di amenità 5 considerò le opero
di Luca Giordano , e di Solimene j cadesse
potè contraporrc un suo lavoro , destinato
ad ornare la reale cappella di Caserta, ed
esprimente la presentazione della Vergine
al tempio, nel di cui volto eternò le fattezze
della pudica avvenente consorte , siccomo
lanciò alla piii tarda posterità i lineamenti del
suo volto in uno spettatore estraneo al fatto :
capriccioso parergo concesso ai grandi arte-
fici , e giovevole alla storia della lor arto •
li supremo destino, che governa i regni,
chiamò Carlo IIL al trono delle Spagne , o
quello , che dispone de grand' uomini, col-
legato col Genio tutelare delle bell'arti chia-
mò i\nton Raffaello sul Tago . Q uesto gencr
roso
XLII
roso invito l'involò ben tosco al Tcbro , e ri-
tardò il suo ritorno sull'Elba. La Maestà
del Re l'onorò della gloria di suo primo pitto-
re , lo arricchì di splendide pensioni , gli af-
fidò la riforma , e la direzione dell'accade-
mia del disegno , e gli commise di dipingere
a fresco le volte delle camere reali . Il con-
cilio degli Dei dipinto nella volta della gran
sala si tiene colà per cosa prodigiosa , ne pote-
va accader diversamente in un argomento
pieno di maestà , e di vaghezza , in cui l'avea
in- parte preceduto il gran Raffaello , e a cui
era così proporzionato il carattere principale
del suo proprio pennello . Ma in mezzo alle
sue Ispane occupazioni, e in mezzo al bol-
lor bellicoso della Sassonia non scordò egli
il quadro della cappella di Dresda , anzi il
compì , ma morte spietata invidiò al Re Au-
gusto il piacer di vederlo , ed all'artefice-»
l'onore d'essere ammirato da occhi sovrana-
mente istrutti per giudicarne .
X. Le mondane vicende , quando scher-
zano, e s'aggirano irrtorno ai grand'uomini,
divengono un misto di male , e di bene,
giacche mentre il male stesso cospira a dan-
no di uno, viene a stabilire il bene dell'altro.'
Incomodi di salute aggravano la faticata ma-
china d'Anton Raffaello, ed al suo ristabili-»
mento
^^r^-^ XLTII ^'*"'?»^
mento si giudica da' medici giovevole la mu-»
razione della gravosa aria Ispana colla tempe-
rata d'Italia . Attraversando egli pertanto cit-
tà, e luoghi 5 ove lasciava sempre prodotti
del suo valore, trova in Genova un dilette-
vole trattcnnimento nei bei disegni di Ru-
bens 5 nel buon gusto sparso in quella città
da Pierino del Vaga , e nell'opulenza, e ge-
nerosità di quelle anime libere , e commer-
cianti . Giugne in Firenze nella patria del Buo-
narroti , e neir asilo delle bell'arti , e quivi
il suo pennello deve rappresentare in tela-» ,
e porre , benché di lontano , 1 volti di tutta
la reale famiglia, che fa ora la felicità dell'Ar-
no 5 sotto gli occhi d' un real padre , suoce-
ro 5 ed avo , che regna sul Tago , Eccolo
per la quarta volta in Roma , ove trovò sul
trono l'onor della tiara, l'esemplare dell'ec-
clesiastica moderazione , la delizia de' Re ,
l'amor delle nazioni , il protettore delle beli*
arti , il gran Clemente XIV. , il di cui genio
munifico per l'antichità, trasfuso nel gene-
roso , ed amabile erede della sua dignità ,
e del suo impegno fermenta tuttora nella gran
Roma , penetra nelle viscere della terrai ,
ed esercita scalpelli , bulini , torchi , e mo-
delli . I due suoi quadri qui da lui lavorati ,
esprimenti uno Cristo, che vieta alla Mad-
dalena
•. XLIV
clalcna il toccarlo , Taltro la nascita del divino-
Infantc , dal di cui volto esce la luce tutta.. ,
che aggiorna la notte, partito il primo per
Oxford , l'altro per Madrid , posero in moto
tutta Roma, ed ella ben s'afflisse in vederli
partire . Trovò pertanto Clemente XIV. il se-
greto di risarcir Roma di questa perdita-. ,
e di questo dolore , ingiugnendo al Cavaliere
Mcngs il dipingere le volte , e le pareti d'una
camera al Vaticano , che è come un' appen-
dice del Museo Cristiano : glorioso stabili-
mento del gran Lambertini , nome troppo
caro, ed immortale ne' fasti della chiesa..,
e delle lettere . Una serie d'antichi papiri
insieme uniri, e di nuovo acquistati , e l'at-
tuai costruzione del musco dementino , nuo-
vo tempio delle bcll'^irti , e compendio delle
bellezze più sublimi, che abbia in ispecii^
la scoltura , fornirono alla di lui mente l'idea
del lavoro. La storia, che nella volta si ve-
de scrivere sul dorso del tempo , e che in se-
gno di (Calcolare la felicità dell' età presente
colle già decorse, e colle future (raro pri-
vilegio de' storici , e de' politici ragionatori
lungi dall'essere ispirati) guarda inviso un
Giano bifronte, mentre un Genio custodisce
volumi niss. , ed una Fama indicante il nuo-
vo musco dementino espresso in lontananza
annun-
--fT'^ XLV r-->^
annuncia all'universo le glorie del sovrano
edificatore , è un pensiero pieno tutto di ve-
rità , che abbraccia grandiosamente le mol-
tiplici circostanze del luogo , del tempo ,
e del governo . La pianta del papiro in for-
ma di canna triangolare ornata di foglie lun-
ghe acuminate , che sopra una delle finestre
si vede insieme, coli' Ibi vicino , sorte di ci-
cogna immonda vorace di serpi , e con putto
avente un sistro in mano , avvisa i luoghi
paludosi dell'Egitto feraci di quel papiro,
che fu anticamente cotanto in uso per iscri-
vere . La pianta dello seirpo graminifoglio
con fiore apetalo ermafrodito , i di cui stami
costanti sorgono dal calice manofiUo squa-
moso a maniera di embrice , il di cui pastello
termina nel seme, per dir cosi, triangolare,
e con radici serpeggianti , e nodose , la qua-
le si vede accuratamente espressa sopra l'al-
tra finestra vicino all'onocrotalo {d) ^ o sia_
il grotto, e ad un putto avente de' pesci
pendenti da una canna , ben addimostra^
le lagune di Ravenna feconde di quello seirpo,
di
(a) Turpe Ravennatisgut- meo VandellI , inferita nel
tur onocrotali . Martial. lib. Tom. I. de'' saggi della fo~
XI. ep.22. Vedi la disserta- cietà letteraria Ravennate *
zionc VI. , contenente la_j Cesena 1765. pag.iói. , e
notomia dei grotto uccello segg.
acquatico del Dott. Dome-
XLVI ^^*«^
di cui si forma una carta, sulla quale appa-
riscono scritti quasi tutti i monumenti spet-
tanti alla chiesa Ravennate , primogenita-»
della Romana , che a noi tuttora rimangono,
e che ivi in gran parte si conservano (a) .
Così Nealce , che avea uopo di esprimerò
in pittura la guerra navale degli Egizi , e de'
Persiani avvenuta sul Nilo, la di cui acqua
è simile a quella del mare , trovò l'ingegno-
so ripiego di porre in disparte un giumento,
che beveva alla riviera , ed un cocodrillo vi-
cino, che lo insidiava (^). Mosc fìnalmento
primo scrittore della storia del mondo ,
e san Pietro custode de' libri del nuovo te-
stamento occupano acconciamente i luoghi,
che rimanevano vani sopra le due porto .
Mentre , che il nostro artefice stava operan-
do intorno a questo insigne lavoro caddo
la festività del principe degli Appostoli , alla
cui riccorrenza soglionsi dispensare le me-
daglie esprimenti qualche azione memoran-
da del Pontefice , che regna , e il numero
degli anni, che s'avanzano, del suo gover-
no. All'entrare dell'anno quarto del glorio-
so Pontificato di Clemente XIV. fu sorto
di
(a) Dissertazione v. so- Conte Francciifo Glnanni .
pra lo scirpo Ravennate » Ivi pag.i20. , e segg.
pianta palustre del signor (b) Plin. lib.xxxv. cap.ii.
XLVII r'-V^
ài lui 5 e deirarte monetale, che a Mengs
toccasse l'incarico dell' emblema , che dovea
fregiare questa medaglia . Esprime questa.»
il battesimo del primogenito del principo
d*Asturias , di cui fu padrino il Pontefice
in segno della più fida alleanza tra lui , e la
corte Ibera . Questa medaglia si distingue
tanto dall'altre antecedenti , e susseguenti ,
che come Procogene s'accorse da un solo
tratto di linea fatto sopra una sua tavola.; ,
anche senza saperlo d'altronde, che Apellc .
era in Rodi (a) , così da questo solo disegno
poteva ognuno argomentare , che Mengs era
in Roma.
XI. Ma già la lunga assenza piucchè il ri-
stabilimento di salute ravvisava di dover ri-
tornare in Spagna » Spinse frattanto il viag-
gio di nuovo sino a Napoli , e dopo breve
dimora fatta coli , e nel suo ritorno in Ro-
ma, s' indrizza alla bella Firenze , ed ivi è
obbligato a ritrarre se stesso , perchè in quel-
la gran pinacoteca iconica non mancasse il suo
volto , e non s'avesse per tal mancanza a di-
re ora in Firenze ciò , che si disse già in Ro-
ma, che appunto si distinsero sopra gli altri
Bruto , e Cassio , perchè non si vedevano
le
(a) Plin. lib.xxxv. cap.io.
le loro immagini (a) . Di fatti si dipinse , ma
in modo , che vinse gli altri ritratti suoi
esistenti in vari luoghi , e in modo di stare
con dignità uguale , se non superiore, fra i ri^
tratti di Vandik , e di Rubens , ove il suo
esser dovca collocato . Varcate finalmente
le Alpi , e i Pirenei giunse di nuovo in Ma-
drid, e se quel Monarca si rallegrò in veder-
selo restituito , si attristò di osservarlo in uno
stato infelice di salute . Questo dolore eccitò
maggiormente la sua generosità, e colmolla
di nuove perenni beneficenze . Le pitturo
delle volte reali aspettavano T ultima mano
del valente artefice , che le avea incomincia-
te , e l'ebbero fra i languori del corpo , e fra
la costante elevazione del suo spirito . Si di-
rebbe, che i suoi incomodi cospiravano ad
un temporario godimento di Roma, mentre
congiuravano a danno irreparabile delle belV
arti .
XII. Convenne pertanto, che quel gra-
zioso Monarca gli accordasse il ritorno in Ita-
lia, e in Roma. Ed in fatti qui venne, ma--
venne qual uomo ^ che domandava due com-
plimenti , l'uno d'essere giunto felicemente,
l'altro di aver cura della sua salute . Siccome
lo
(a) Praefulgehant ceteris qiiod eorum ìmaghies noruj
Brutus , & Cassius eo ipso , viserenuir . Tacit.
«-^^ XLIX ^^"^^
lo spinto era energico e per natura , e per
riflessione, non s'arrese per questo all' inde-
bolimento delle forze corporee. S'accins:L->
a disbrigare varie sue luminose commissioni,
e fra queste precedette l'Andromeda : argo-
mento 5 che già piacque ai Greci pittori Ni-
cia(^), ed Evante (b) . Egli però nobilitoUo
d*un nuovo pensiero , espresso in un Amo-
rino ridente , ed armato di fiaccola , che in-
dicava insieme e]J!&olce piacere per lo scio-
glimento, e la liberazione d'Andromeda-;,
ed un gaio motteggio ài previsione dei futuri
legami di Perseo; siccome Tatteggiamenco
modesto ,e tremante d'Andromeda dava a co-
noscere , che essa e dubitava tuttor del suo
scampo, qual chi qscq da un evidente peri-
glio , e in lui vedeva ad un tempo il figlio
dì Giove, l'uccisor di Medusa , ed il suo li-
beratore . Poche anime pensanti compresero
la finezza di questo timoroso rossore , e per-
ciò qualche imperito censore ne creò un di-
fetto di poca esultanza , che avrebbe voluto
trasparisse in viso ad una donna allora allora
involata alle fauci della morte. Egli però non
avea di che affliggersi per queste censure, che
D anzi
(a) Plin.lib.xxxv.cap.il. If«r//>/>^j pag.167. dell'edi-
(b) Achille Tazio lib. III. zione di ialmasio *
de amor ih. Clitopbontis , &
anzi le abbandonava a quella indifferenza.» ,
con cui Apcllc sentiva le eccezioni d'un cia-
battino (^). Ma infinitamente Tafflisse dopoi
la morte dell'amata consorte, e questo do-
lore 3 figlio di sensibilità , collegato cogli
abituali suoi incomodi andò vieppiù consu-
mandolo . Però egli animato ugualmento
dì gloria , che di gratitudine , non credette
di cedere al languor delle membra, e decise
fra se di morire col pennello in mano : tanto
maggiormente, che si faceva un dovere in-
dispensabile di ciò , qualora si trattava di ese-
guire un ordine , che partisse dal Monarca-»
Cattolico, suo incomparabile benefattore.
L'annunciazione dell'Angelo alla Vergine era
l'ultima ordinazione giuntagli per parte del
Re; ed egli, che vedeva ben vicina la fine
del viver suo , pose in conato tutto il suo
spirito per compendiare in questo lavoro Tee-
cellenza della sua arte, e per esprimere tutta
quanta la forza della sua riconoscenza . La^
nobile leggerezza , ed agilità del messaggie-
ro, l'innocente ,e modesta sorpresa della Ver-
gine sono cose, che parlano , e che rapisco-
no. Quella parte d'empireo, che al di so-:
pra vicn riempita dalla grandezza dell'eterno
Padre , non già quivi Padre di sovrana crea-
zione ,
(e) Plin. lib. XXXV. cap. IO., -Valer. Massimo lib.viil.
zione, o d'onnipotenza intìnita , ma Padre
di grazia benefica , e di amore immenso ,
che ricoperto di candida veste , e composto
al tenero atto di universale accoglimento
colla sua presenza approva il grand' atto
dell'incarnazione del Figlio ; e quindi il mae-
stoso corteggio de' spiriti Angelici , che gli
sta d'intorno , non che lo sfolgorante chia-
rore, od il lucido fuoco (^), entro cui si li-
bra sotto le forme di candida colomba lo Spi-
rito consolatore , divino prodotto d'un vicen-
devole incomprensibile amore , ci fa vedere
la più nobile 5 e la piti sublime maniera.^,
con cui si possa comunque esprimere , per
via di visibili , e sensibili immagini , oggetti
tutti invisibili , immateriali , ed immutabili,
e come a sembianze corporee , e terren:!-» ,
che simboleggiano forme di specie superiore,
e celeste , dar si possa un' elevazione quasi
condegna , sublime cioè , sopranatural^j ,
leggiera , tendente alla quiete della natura
divina, e priva dell'orgasmo delle passioni:
cosicché resti , come con sovrano magico
D 2 pré-
(a) Questo chiarore , o mente la scarcerazione di
questo fuoco fu con saggia san Pietro, ove dall'Angelo
maestria tolto , e quivi tras- conduttore esce la luce la__»
portato dalla pittura del gran più sfolgorante, per cui s'al-
Raffaello , esistente nelle_j lama tutto l'oscuro carcere,
camere Vaticane , ed espri-
s/-'^ LII /— V
.fc I —
prestigio della mente , e dell'arte spiritua-
lizzato il corpo 5 e la materia , che esterior-
mente apparisce . Ma comecché questo raffi-
nato lavoro di ragionata fantasia fosse il suo
canto di cigno , di poco precedette la sua-»
morte 5 o sia la sua emigrazione , a noi do-
lorosa, a lui fortunata , all'intuitiva visione
di quella inaccessibile divinità , e gloria.^ ,
che poc'anzi era da lui stata così maraviglio-
samente adombrata (a) . Lasciò egli in vero
imperfetta in parte questa dipintura , ma_^
tale, che ad altri sia interdetto d'indicare
i luoghi 5 che lasciò non finiti, e che avreb-
be egli ritoccati , non che di applicarvi la ma-
no . Corse pur già la stessa sorte l'Irido
di Aristide , la Tindaride di Nicomaco , la Me-
dea di Timomaco , e la Venere d'ApcUe (b) ;
le quali opere furono più pregiate così im-
perfette , che da altri perfezionate . Ebb:u
egli il nobile ardire, come pur dirovvi , di
tentare lo stile sublime dell'arte, che egli ri-
pose nell'esprimere il bello ideale , e nel ga-
reggiare colla natura per superarne il magi-
stero . Questo quadro pertanto ne è , piucch'
alcun' altro , una prova, ed un esempio , cui
già un minor saggio preceduto avea nel qua-
dro
(a) Morì ai 2$). giugno (b) Plin.lib.xxxv.cap.i.
i77p.
LUI /^"^
cIro sorprendente, in cui egli sotto le forme
rare d' una semplicissima vergine , vestita.^
di candidi lini , atteggiata in placido , ed
astratto portamento, cinta da un chiarore»
celeste , e maestosa per il nobile aggregato
di mille avvenenze negli occhi , e nelle fer-
me nerissime pupille al ciclo rivolte , nella
bocca mezzo aperta, che una porzione de'
primi lucidissimi denti della superior m,andi-
bola, emuli di forbito avorio , soavemente.^
jfÌM l'estasi dischiude , nel bel colore porpori-
no del volto, da cui traspare l'ardor santo,
che internamente la cuoce , e la cribra, nel
bianchissimo petto , su cui regna il candore
pari all'onestà , e che premuto viene da am-
be le mani in segno della più forte penetra-
zione di spirito , venne a darci una stupenda
immagine affatto ideale, non più veduta.^,
e quasi inesprimibile della contemplazione
delle cose divine (a) . Se aggi ugneremo a tut-
to questo , che egli coronò gli ultimi giorni
della sua vita con altro glorioso tentativo di
porre mano allo scalpello , per ridonare am-
bedue le gambe ad una picciola statuetta..-
D 3 di
(a) Questo quadro si con- cola Azzara Ministro della
serva fra mok' altri insigni corte di Spagna in Roma ,
prodotti del Cavaliere Mengs esciinatore intelligentissimo
nel gabinetto del signor Ca- delle scienze , dello lettere,
vaiiere Don Giuseppe Nic- e delle arti .
LIV
di Venere in marmo di rara scoltura (a) , tro-
vata negli ultimi scavi al Viminale , cosicché
ora faccia incertezza il determinare l'antico,
ed il moderno di quella elegantissima statuet-
ta; diremo ciò, che lo pone del pari anche
per questo capo a Fidia , Micone , e Proto-
gene fra gli antichi , e fra i moderni a Buo-
narroti , Raffaello , ed Ammanato .
XIII. Eccovi , Arcadi illustri , la fin?^
della vita d'un uomo degno d'immortalità:
eccovi il compendio delle sue opere nel piìj
imperfetto abozzo , qual da me si poteva so-
lamente aspettare.il vedeste superiore all'in-
flusso d'un clima , che rendendo sovcnto
le umane fibre più rigide , non potè però ina-
sprire i moti della sua anima, o comunicare
del violento , e del ferreo ai suoi prodotti .
Il vedeste immune da quella atrocità , che
mai non giunse la feroce paterna educazione
a fare aver parte nella sua arte , o nella sua
morale . Il vedeste ragionato ne' suoi lavori ,
qual chi si prefigge sacrificare soltanto alla
nuda verità , e rappresentare la bella natura.
Il vedeste imitatore de' più grandi esempla-
ri, emulo delle più grandi azioni de' primari
fra i suoi confratelli , e in alcune cose anche
superiore: ne vedeste bene ancor tutto. Fu
ia
(b) Si trova presso [ì medesimo Cavaliere Azzara .
■'r^'*^ LV ^^^^
•i ■ i"i ■ I I I I mi„ .. I ■«■ ■ ■■■■
in vero, se lice accennare qualche eccezio-
ne , rilevata però da cento pregi , sterile al-
quanto d'invenzione , e mancante insiemi^
di quella espressione, che pur tanto egli in-
culcava . Fu però sommo nell'effetto , perchè
lavorava senza contorno , simile in questo
a Tiziano , che l'otteneva per forza del colo-
rito , ed a Coreggio , che per la via delle gra-
zie lo conseguiva egualmente . Il manierato ;
che gli è stato da qualche critico men cari-
tatevole addebitato , può forse verificarsi-
nellopere di sua giovanezza , non però ìn-j
quelle , che nacquero sotto la di lui mano
già virilmente robusta , e filosoficamente^
maestra . Fu il di lui carattere , che oso chia-
mar suo proprio, tendente ad una sublimità
di stile , per la quale escludeva tutto quello,
che è accidentale nella natura . Sosteneva-»
egli 5 che questa non doveasi sempre rap-
presentare , com'era in realtà , ma come es-
ser potrebbe. A questa meta aspirò Lodovi-
co Caracci da lui perciò sommamente ammi-
rato. Il torso Erculeo d'x'^poUonio Ateniese,
la maraviglia del Buonarroti, la rarità di Bel-
vedere al Vaticano esebiva agli occhi di lui
un segno di sublimità di stile . Quivi si am-
mirano, diceva egli, le prime nude essen-
ziali tracce dell' umana natura , e nulla più .
: D 4 . Dopo
LVI
Dopo di questo fissava il di lui sguardo osser-
vatore sul maraviglioso Apollo, che siccome
è il più bello de' Dei , così la sua è la più
bella statua dell'antico Greco valore , ch-^
a noi sia rimasta: statua, che per prodigio
dell'arte rappresenta la natura umana galeg-
giante sulle passioni , e sublimata dalla divi-
na , cioè la natura umana perfezionata-»
dal bello ideale , the è il bello fisico dall'im-
maginazione raffinato. Quindi a manifestare
vieppiù tale suo sentimento solca prendere
ad imprestito una espressione dalla musica-/
dicendo, che un ritratto semplice di ciò,
che è la natura , per un pittore altro non è ,
che quello , che si direbbe nella musica-»
un'aria bernesca, mentre una grandiosa rap-
presentanza ideale sì direbbe un'aria canta-
bile . Potrebbesi perciò il nostro Mengs ap-
pellare , come Melantio , il pittore della ra-
gione , come l'appellò Quintiliano (a) , Tale
è l'elogio , che si merita chi oltre Taver con-
siderata la natura ne' suoi materiali andamenti
( com'egli l'osservò facendo studio grandissi-
mo sulla notomia del corpo umano , e spe-
cialmente sull'armonica disposizione delle os-
sa ) l'osservò ancora , e la penetrò interior-
mente , studiando le leggi delle umane sensa»
zioni ,
(a) Orat. instìt, lib. xil. cap.io.
Lvri
rioni , deirimmaginativa, degli affetti, e so-
pratutto delle passioni , che sono i venti ,
che guidano la navicella della nostra vitiL^,
e colle quali naviga il poeta, e s'inalza l'ar-
tefice , perchè possano le loro opere influire
ugualmente su i sensi , e suU' immaginativa ,
che sull'intelletto. Tanto sapere , tanta ri-
flessione , elevata dairimitazione della natu-
ra , e degli antichi più maestosi artefatti ,
dal disegno di Raffaello , dalle grazie dì Co-
reggio , e dal colorito di Tiziano , potè in fi-
ne formare quel grande artefice , com' egli
fu 5 ugualmente atto ad eseguire , che a pre-
scrivere le regole le più ragionate. Qual ma-
raviglia pertanto, che ne' suoi scritti, che
ora per beneficio d'un grand' amico delle belf
arti , e dell'umanità (a) si stanno elegante-
mente imprimendo (^) , abbia lasciato così
acconci , e così utili insegnamenti , e si sia
anche per questo punto uguagliato ad Apel-
ie (c)j ed a Melanti© (^)? A queste regole ,
e a que-
(a) Il Cavaliere Don Giù- gnor Gio. Batista Bodoni
seppe Niccola Azzara Mini- Sàluzzese , tra gli Arcadi
stro della corte di Spagna—» Obindo Vagiennio , e mem-
in Roma . bro dell'Accademia real(:_^
(b) Per i torchi di Parma delle belle arti in Parma .
diretti dal ristoratore dell' (e) Plin.lib.xjocv.cap.io.
onor tipografico d'-talia , (d) Eiog. Laert. lib. iv.
ed artefice celebratissimo di de vit. Philos. in Polemone .
el^antissimi caratteri il si-
LVIII
c a questi insegnamenti accoppio insieme
la più nobile, la più modesta, e la più can-
dida maniera d'immaginazione , con cui cer-
cò , ed ottenne il fine delle beli' arti , di pre-
stare cioè aiuto alla filosofia, d'inspirare l'amo-
re della virtù , e l'aborrimento de' vizi . Nulla
egli pertanto a noi lasciò ,che non corrispon-
desse a questo bel fine , superiore perciò
a Timomaco , che dipinse l'empietà di Me-
dea carnefice de' suoi figli , a Teone , chc->
espresse le furie d'Oreste uccisore di sua ma-
dre , a Parrasio , che rappresentò la simulati
jyazzia d'Ulisse, a Cherefane finalmente, che
ritrasse in tavola gì' impuri accoppiamenti
de' due sessi (a) . Tutto era in somma in lui
coerente con una saggia morale , che faceva
Telogio ugualmente del suo spirito , che del
suo cuore . Una rara modestia gì' inspirava-»
un'aria di uguaglianza , e di deferenza a cia-
scuno dell'arte sua , benché non avesse a te-
mere, come Zeusi , le rivalità di Timanto ,
d'Androcide , d'Eupompo , e di Parrasio (b),
e benché. spesso si trovasse in mezzo ai Me-
nestrati (e) , ai Panfili (d) , ai Fulvi , ai Rutubi,
ed
(a") VìntzYco depoetìs au- lib. tT. cap.19.
diendis . (d) Gicer. de Oratore^
(b) PHn.lib.xxxv.cap.9. lib. III.
(e) ^nthol. Craec. ^pig'
ed ai Phcidiani (rf), che erano fra i pittori
ciò , che erano fra i poeti i Panfili , i Deme-
tri 5 i Panni , i Bavi , e i Mevi . Come non
esser tale , se egli era Tarnico degli uomini ,
generoso co' suoi uguali , compassionevole-;
cogl' infelici , e soccorrente coi miseri? Un'
unione di tante doti procedenti e dalla natu-
ra , e dalla riflessione ci presenta un raro
complesso (^\ buon cittadino , di saggio filo-
sofo, e di eccellente pittore, qual sarebbe
srato Platone (h) , se avesse voluto maggior-
mente esercitarsi nell'arte pittorica , che-»
nella sua poetica metafisica , e qual fu Me-
trodcro (e) , Pirrone (^) , ed Ermogene (<?)
non prima pittori , che filosofi . Chi è dun-
que , che mi vieti a prorompere in sfogo
della mia ammirazione , e del mio doloro
ne' seguenti rispettosi , e sinceri sentimenti %
XIV. Anima grande , anima eccelsa d'An-
ton Raffaello , che dagli umani lacci disciolta
tanto sopra noi ti sollevi , che umana cosa^
pili non ci rassembri, ti piaccia accogliere
il ri.
(a) Sono questi ultimi vita , e Suida alla vocc__^
tre pesti in derisione da Ora- Dtypp&v .
zio sat.y. lib. iT. (d) Plin.lib.XXYV. cap.iT,
(b) Apuleio lìb. I. </^^'c)^- (e) Si veda la risposta »
mate Platonis , e Laerzio a lui fatta da Tertulliano ,
nella vita dei medesimo . ove sul principio attesta lì-
(c) Laerzio nella di lui cite pinxisse .
il riverente tributo , che un ceto letterario
veneratore d'ogni sublime scienza , e d'ogni
liberal disciplina, e cultore delle amene let-
tere oggi ti presenta per mezzo di un omag-
gio 5 che è sol di suo potere , e che potreb-
be pur andare all'immortalità del pari alle tue
opere , qualor' avvenisse , che questo potesse
alle medesime rassomigliare. Ti piaccia per-
donare alla fiacchezza del dicitore , ch'esso
prescelse per ridir oggi le tue lodi ; ma in-
sieme accogli con lieto viso quegl' ingenui
sensi d'encomio , che partendo da un cuor
libero , e franco hanno almen questo di buo-
no , che non son per essere comuni, ch:^
all'anime grandi , e alla tua uguali . Un tuo
approvatore sorriso , che dolcemente river-
beri sulle tue opere ammirande , ci mostri
un' idea della sovrana bellezza del Creatore ,
eh' ora tu contempli , e comprendi , comi^
non lontana da quelle luminose tracce , che
tu ci segnasti qui in terra. Esso ci convinca,
che al supremo Signore sono accetti quegli
ornamenti della bell'arte tua, per cui fra_^
la candida fede , e il culto puro i suoi templi
addivengono ogn' or più eleganti, ed augu-
sti . Esso pure ci rassicuri , che a lui noii_»
spiacciono quelle sensibili rappresentanz'^ ,
colle quali a conforto , e sussidio dell'umana
fra-
-:^'-^ LXI <^-V-
fralezza l'immaginazione , e il colorito cerca
adombrare gl'impercettibili suoi attributi ,
e quegli esseri spirituali , che gli fanno co-
rona . Esso per fine comprender faccia a cert
anime fredde , ed inerti, ch'ei non disdegna
lo studio da noi quaggiù collocato nell'imita-
re la bella natura, opra eccelsa delle suo
inani , e che non riprova il raffinamento de-
gli onesti piaceri della vita , immagine di
quelli della futura . E sia questo il piii bel
suggello dell'alleanza delle bell'arti colle let*»
tere , e dell'une , e dell'altre colla religione .
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